Comunicato Portavoce Comunale del M5S Savino Giannizzari

Comunicato

Portavoce Comunale del M5S Potenza

Savino Giannizzari

L'immagine può contenere: sMSDimostrare che i 5 stelle non fossero solo il Movimento dei delusi di un sistema politico ormai strutturato in filiere affaristiche, degli scontenti di un andazzo che continuava ad angosciare i cittadini rimpinguando gli interessi dei soliti “noti”, si è rivelato un percorso difficile e impegnativo. Non bisognava solo scardinare delle logiche consolidate ma demolire una mentalità, proprio quella dei cittadini.

Nel Movimento non c’era solo aria di rivoluzione, che poteva naufragare perché dettata da sentimenti “di pancia”, ma desiderio di cambiamento. Strutturare nei cittadini il cambiamento affinché potesse attecchire e consolidarsi è stato tutt’altro che facile, soprattutto quando i bisogni sono confusi con i diritti. E la politica degli ultimi trent’anni ha mischiato bisogni e necessità con i diritti, rendendo i cittadini ostaggi delle proprie esigenze, ostaggio di una classe dirigente che ha elargito finti contentini da riscuotere al momento del voto. Se pensiamo al diritto al lavoro e a quello di voto, tra i tanti, completamente azzerati dai governi recenti e mascherati da pseudomanovre che hanno solo riciclato gli stessi personaggi attraverso una strategia di autorigenerazione del sistema, è facile comprendere quanto fosse difficile cambiare. Il Movimento ha cercato di smantellare logiche perverse e costruire il cambiamento. Ostacolato dalla stessa politica interprete di metodi e mezzi costruiti per allontanare quella trasformazione capace di stravolgere obiettivi e criteri diventati consuetudini. Obiettivi che avevano completamente rimosso il Paese e il cittadino dalla funzione di beneficiari di una programmazione coerente e inclusiva, rispettosa e democratica, e criteri assolutamente discutibili, al limite e in molte occasioni oltre la legittimità. Lo abbiamo fatto confrontandoci e convincendoci che la strada giusta era quella della partecipazione, incontrando la contrarietà e il dissenso di chi millantava un cambiamento guardandosi bene dal cominciare da sé stesso. Ma ci sta per chi lavora sul territorio, tra la gente, dove i coccodrilli sono camuffati e non si trovano solo nel fossato da superare. E ci sta per un Movimento che ora, e più che mai ora, deve e vuole continuare a costruire il cambiamento dell’Italia. Nonostante gli attacchi distruttivi e gratuiti, nonostante la manipolazione di iniziative adottate solo dal Movimento 5 Stelle che hanno voluto restituire dignità e ruolo alla figura del politico a servizio della comunità. I risultati delle elezioni politiche non parlano più solo di rivoluzione. Annunciano altro, tracciano la mappa del cambiamento. Affermano il movimento come prima forza politica del Paese, la forza dei cittadini. Senza raccattare consensi di altri interlocutori politici. La forza del cambiamento. Beninteso, un cambiamento che va strutturato, consolidato e modificato come tutto ciò che è in evoluzione e non è solo rivoluzione. I dati elettorali parlano di bisogni e desideri. I bisogni di una nazione stremata, anzi di un Sud stremato e i desideri di chi continua a crederci ogni giorno. Spesso coincidono, ma che è necessario che non si alimentino reciprocamente perché i cittadini, i giovani devono poter ancora desiderare e non solo colmare le necessità. Non parliamo più di segnali ma di opportunità. Il movimento 5 stelle è una opportunità per il Paese e quindi per la nostra regione e per il suo capoluogo. Gli scenari che si aprono sono molteplici e nei prossimi giorni i contorni assumeranno i colori della chiarezza. Tuttavia, un dato inoppugnabile si presenta in tutta la sua franchezza. Una Basilicata a 5 stelle. Una Basilicata che deve fare i conti con quelle che non sono solo percentuali. Non sono solo numeri ma idee, volontà, progetti, programmi, proattività. E indicazioni precise che le amministrazioni attuali non possono sottovalutare. I lucani hanno espresso cosa vogliono e quale direzione la Basilicata deve prendere, alla luce di un programma nazionale che verrà opportunamente declinato a livello territoriale. Chi governa questa regione e questa città deve necessariamente fare un passo indietro. Prendere atto delle scelte dell’elettorato, liberare questa terra dalle strategie che ne hanno impedito l’autonomia e lo sviluppo, dai programmi che hanno favorito lo spopolamento piuttosto che il lavoro, da una gestione scellerata delle risorse disponibili, spogliata di lungimiranza e investita di misure temporanee, fragili e spesso inadeguate. Lasciare che i diritti vengano riconosciuti ai cittadini senza manovre che li rendono questuanti per sé e per i propri figli. Chissà che questa volta a fare le valigie non siano i giovani lucani ma coloro i quali della Basilicata ne hanno fatto un diritto acquisito. Buon viaggio.

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