Acqua Bene Comune

ACQUA BENE COMUNE
E’ presumibile, ma solo per peccare di generosità, che le ordinanze emesse recentemente sul divieto d’uso di acqua potabile in alcuni comuni della costa jonica lucana non si esauriscano nel breve periodo. Nel giro di pochi giorni il problema del superamento dei trialometani si è ripresentato, e tempestivamente affrontato dai sindaci dei territori interessati con la sospensione della erogazione che, ovviamente, oltre a non placare le preoccupazioni dei cittadini, anzi, sembra che i dubbi legittimi sorgano proprio per questo altalenante fenomeno che innesca domande sulla reale salubrità dell’acqua tra una ordinanza e l’altra, pone diverse ipoteche sui metodi e provvedimenti adottati affinché non recidivi in alcuna altra circostanza.

Le informazioni che corrono, peraltro, ignorano un aspetto che si è nel tempo consolidato come abitudine e per qualsiasi tematismo meriti, invece, una attenzione più mirata: il diritto dei cittadini di conoscere, da chi è demandato per funzioni e competenze alle opportune analisi e valutazioni e quindi al monitoraggio, quale sia lo stato delle acque che si consumano, in primis, ad uso potabile, senza sottovalutare gli altri impieghi altrettanto prioritari. Per superare questo primo ostacolo è stata avviata una richiesta di accesso agli atti da parte del Consigliere del Comune di Potenza del Movimento 5 Stelle, Savino Giannizzari, per comprendere, innanzitutto, la tipologia di controlli, non solo qualitativa ma anche quantitativa, per la verifica della qualità dell’acqua nonché il piano annuale attraverso il quale tali analisi vengono raccolte e valutate. L’istanza è stata inoltrata sia all’Acquedotto Lucano SPA, nella persona dell’amministratore unico, sia al direttore generale dell’ASP, viste le funzioni ed i compiti in capo a ciascun ente. E’ evidente che questo tipo di iniziativa, pur sollecitata dall’allarmismo diffuso a seguito degli episodi occorsi nel materano, dovrebbe diventare metodo, trattandosi di acque destinate al consumo umano, ai fini della prevenzione per patologie, acute e croniche, derivanti da situazioni di non conformità chimica o microbiologica dell’acqua proprio in considerazione del numero elevato di persone esposte, delle modalità e del tempo d’esposizione, della velocità con cui l’acqua veicola inquinanti chimici, virus e batteri patogeni. E soprattutto dovrebbe, in quanto metodo, appartenere a tutto il territorio regionale così come attiene a tutte le risorse sensibili a contaminazione da fenomeni terzi rispetto a quelli normalmente previsti, che aggiungono ulteriore preoccupazione perché non adeguatamente considerati. La conoscenza dei possibili cambiamenti che possono interessare le matrici fondamentali come l’acqua, il suolo e, ancora, l’atmosfera necessitano di un monitoraggio continuo e costante al fine della prevenzione delle cause esatte di possibili alterazioni e dell’attuazione di strategie mirate che sicuramente e come in questo caso, non possono risolversi nella sospensione idrica, un mero palliativo, molto più pericoloso della causa in sè per gli effetti generati dalle incognite tracimate sia sulla popolazione che il territorio, non solo regionale.

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